Censimento e rimozione di discariche abusive contenenti materiali inquinanti

Nel corso delle ultime settimane sono state censite – ad opera del personale dell’Ufficio ambiente dell’Ente Parco, in collaborazione con l’Ufficio turismo della Provincia di Olbia-Tempio – dieci discariche abusive distribuite nell’area nord dell’Isola di La Maddalena, e contenenti anche materiali inquinanti, presumibilmente eternit e altri prodotti edili di risulta. La localizzazione dei siti è stata realizzata anche in virtù delle diverse segnalazioni giunte negli uffici dell’Ente di via Giulio Cesare da parte dei cittadini preoccupati per l’evidente degrado causato dalle discariche. Di comune accordo con l’Ente Parco e con l’Ufficio turismo della provincia, l’amministrazione comunale di La Maddalena sta provvedendo alla pulizia e allo smaltimento dei materiali individuati.

Questa la distribuzione delle discariche: località il Costone, parcheggio di Spalmatore, sentiero alle spalle della discoteca Bulldog, Cala Piticchia, località Giardinelli, Moneta (spalle campo sportivo), località Sasso Rosso, località Guardia del Turco, parcheggio Bassa Trinita.

«È ancora lungo il percorso da fare verso un’efficace consapevolezza del particolare equilibrio ecologico che caratterizza il nostro Arcipelago – spiega il Presidente Giuseppe Bonanno. – Continuiamo infatti ad assistere, con una certa inquietudine, a continue manifestazioni incivili di abbandono di rifiuti, anche pericolosi per l’ambiente, che obbligano gli Enti pubblici ad interventi speciali con conseguente spreco di risorse ed energie, quando invece alcuni di tali rifiuti potrebbero essere conferiti senza alcun onere dagli stessi cittadini presso l’isola ecologica gestita dal Comune. Lo sforzo che l’Ente Parco compie e l’impegno che si è assunto da anni, nonostante le difficoltà in termini di personale a disposizione e di ristrettezze finanziarie, sembra a volte essere vanificato dall’incoscienza manifestata dai privati cittadini. Non possiamo parlare di turismo e accoglienza se innanzitutto la nostra comunità non capisce per prima che l’immagine che presentiamo ai nostri ospiti non può essere quella espressa da discariche disseminate in tutto il territorio. Il mio ringraziamento – conclude Bonanno –  al personale dell’ente, ai cittadini che vigilano e collaborano con noi,  alla provincia e al comune che con sincera unità di intenti lavorano per rendere onore al nostro splendido Arcipelago».

Sequestri di ricci e pescato non tracciato: il plauso dell’Ente Parco

Un importante risultato quello ottenuto dalla Direzione marittima della Guardia costiera di Olbia durante l’operazione “Echinoidea”, che ha visto il sequestro di ricci di mare raccolti illegalmente da pescatori sportivi senza le fondamentali specifiche riguardanti la provenienza e la data di scadenza, così come previsto dalle norme di legge.

Il prodotto, che stava per essere distribuito al pubblico in diversi ristoranti di Olbia, La Maddalena e Sassari, è stato immediatamente sequestrato e i titolari di diversi esercizi commerciali si sono visti infliggere pesanti sanzioni. Le verifiche, condotte da una cinquantina di militari in tutto il nord Sardegna, hanno coinvolto pescatori sportivi e professionisti, oltre che pescherie e diversi gestori di ristoranti, per accertare il rispetto dei limiti temporali di cattura e di dimensioni dei ricci di mare. A La Maddalena sono stati sequestrati 34 chili di pescato, fra cui 300 grammi di polpa di riccio, senza indicazioni relative alla tracciabilità e le specifiche sulla data di scadenza. Sono scattate due sanzioni: una da 1.500 euro per la mancata tracciabilità, l’altra da 3.166 euro per mancata indicazione della data di scadenza.

«Un doveroso ringraziamento alla Direzione marittima della Guardia costiera di Olbia – commenta il Presidente Giuseppe Bonanno – iniziative come questa restituiscono credibilità a tutte quelle istituzioni che quotidianamente e con estremi sacrifici operano per evitare eccessi e abusi nell’ambito della commercializzazione dei prodotti offerti dal mare. Le sanzioni sono necessarie, oltre che per combattere le pratiche di pesca illegale, anche per salvaguardare i tanti operatori che, rispettando le regole, sono invece consapevoli dell’importanza della tracciabilità e della qualità dei prodotti offerti ai propri clienti».

Budelli: una battaglia giusta per l’acquisizione di un bene “comune”

La notizia, riportata dalla stampa, dell’opposizione, da parte dello studio legale di Michael Harte – il neozelandese che nell’ottobre scorso si era aggiudicato all’asta la proprietà dell’isola di Budelli – al diritto di prelazione esercitato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, obbliga il Presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Bonanno, ad una puntualizzazione al riguardo.

Bonanno ricorda, tra l’altro, che è il Parlamento ad aver scritto la parola “fine” sulla lunga vicenda che ha tenuto banco nelle cronache nazionali fino a poche settimane fa, permettendo al Parco nazionale, con l’approvazione della Legge di stabilità per il 2014, di appropriarsi del bene che sin dalla sua istituzione è il simbolo dell’area protetta.

«Francamente non mi attendevo certo una risposta di tale natura da parte di colui che comunque mi è apparso all’inizio come un interlocutore serio e pacato, ma che evidentemente è stato consigliato male – spiega il Presidente del Parco Giuseppe Bonanno; – in questo modo, infatti, il signor Harte appare arrogante e sprezzante nei confronti di una scelta ben precisa fatta non da un singolo partito o da un’associazione, ma – non dimentichiamolo – dal massimo organo legiferante del nostro Stato, ossia il Parlamento. Io, in ossequio alla decisione da esso assunta, ho il dovere di andare avanti, resistendo alle opposizioni che si presentano e che dovessero presentarsi.

Se però mi fosse permesso di dare uno spassionato suggerimento al signor Harte – prosegue il Presidente del Parco, – gli consiglierei di svincolarsi dall’abbraccio subdolo dei vari questuanti che oggi si affrettano a fargli la corte offrendo di utilizzare una struttura, servirsi di un terreno, finanziare una loro impresa. Essi non solo squalificano la sua persona, ma certificano una brutta immagine del nostro territorio, che la crisi in primis, e un certo servilismo culturale poi, vorrebbero spingere verso una sorta di neocolonialismo, in attesa del nuovo bravo “conquistatore” (alternativamente, nel passato dell’isola di La Maddalena, americani, Marina, imprenditori di turno, e su scala italiana, anche più di recente, i grandi magnati provenienti dai paesi emergenti) che possa risolvere e sollevare le loro – e loro soltanto, si intenda – sorti personali.

Noi maddalenini, noi sardi, ci meritiamo di essere fieri protagonisti della nostra sorte quando se ne presenta l’opportunità, di chiedere ciò che ci spetta e di lavorare affinché il nostro territorio possa esprimere tutte le potenzialità che possono farlo emergere, ma da primi attori e non da meri spettatori. Chi oggi si spertica a sostegno del signor Harte, suo malgrado, è chi già pensa – illudendosi – di potersi vedere finanziare questo o quel progetto. Se ciò coincida con la possibilità di promuovere un diffuso benessere e la soluzione ai problemi atavici che attanagliano il nostro territorio, poco interessa: l’importante è, per tali soggetti, portare a casa il risultato personale. Il Parco – conclude Bonanno – continuerà invece a svolgere, come sempre ha fatto, il suo ruolo a garanzia dell’interesse pubblico e delle generazioni future affinché il bene “Budelli” sia di tutti, e non di pochi».

Armi chimiche a Santo Stefano, l’Ente Parco scrive al Ministro dell’ambiente Andrea Orlando e al Commissario europeo Janez Potočnik

Dopo aver già inviato, negli ultimi giorni del 2013, una prima lettera – rimasta per il momento senza risposta – ai Ministri degli esteri e della difesa, il Presidente dell’Ente Parco Giuseppe Bonanno ha scritto una nuova lettera, indirizzata anche al Ministro dell’ambiente Andrea Orlando e al Commissario per l’ambiente dell’Unione europea, Janez Potočnik, illustrando le motivazioni, anche di carattere normativo, per le quali un’operazione come quella che prevedrebbe lo stoccaggio di armi chimiche provenienti dalla Siria all’interno dei confini di un Parco Nazionale sarebbe totalmente inopportuna. La notizia, divulgata dalle principali testate giornalistiche nazionali e regionali, sta mobilitando tutta l’isola di La Maddalena, facendo crescere non solo l’apprensione all’interno della comunità locale, ma anche la preoccupazione dell’Ente Parco, che ha voluto esprimere nuovamente la sua più ferma contrarietà in merito alla possibilità che l’isola di Santo Stefano venga utilizzata per simili scopi. Nella sua nota il Presidente Bonanno insiste sui forti rischi relativi al transito a mare di mezzi contenenti materiali potenzialmente pericolosi per le specificità ambientali e naturalistiche dell’Arcipelago. L’area marina prospiciente l’isola di Santo Stefano – è scritto nel documento, spedito anche al Ministro della difesa Mario Mauro, al Ministro per gli affari esteri Emma Bonino, al Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e alla Direzione regionale dell’Ambiente SAVI – è identificata nella zonizzazione del Parco come area MB e, come previsto dal Decreto istitutivo dell’Ente che richiama l’art.19, comma 3 della Legge 394/1991, nelle aree MB “sono vietate le attività che possono compromettere la tutela delle caratteristiche dell’ambiente oggetto della protezione e le finalità istitutive dell’area naturale marina protetta”. Inoltre, tutta l’area dell’isola di Santo Stefano e l’area marina confinante è ricompresa all’interno del Sito di importanza comunitaria e Zona a protezione speciale ITB010008 “Arcipelago La Maddalena”, per il quale la quale gli Stati membri sono tenuti ad attuare “speciali misure di conservazione e promozione con la connessa attività di sorveglianza e tutela delle specie animali e vegetali protette”. L’area marina del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ricade anche all’interno del Santuario dei Cetacei (Legge n. 391 del 11 Ottobre 2001), incluso nella lista delle “Aree specialmente protette di importanza mediterranea” ai sensi del protocollo sottoscritto dalla Convenzione di Barcellona per la protezione delle aree specialmente protette e della diversità biologica del Mediterraneo. Nella missiva viene anche riportato che, ai sensi del Decreto 2 marzo 2012 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (“Disposizioni generali per limitare o vietare il transito delle navi mercantili per la protezione di aree sensibili nel mare territoriale”), “nella fascia di mare che si estende per due miglia marine dai perimetri esterni dei parchi e delle aree protette nazionali, marini e costieri, istituiti ai sensi delle leggi 31 dicembre 1982, n. 979 e 6 dicembre 1991, n. 394, e all’interno dei medesimi perimetri sono vietati la navigazione, l’ancoraggio e la sosta delle navi mercantili adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda”. Il Presidente dell’Ente Parco ha infine voluto ricordare che proprio sulla spinta di una maggiore sensibilità, anche a livello internazionale, sul tema della necessità di misure più rigorose per la tutela ambientale delle Bocche di Bonifacio, il 15 luglio 2011 l’IMO (Organizzazione marittima internazionale), con risoluzione MEPC.204(62)32, ha deciso di inserire le Bocche di Bonifacio nella lista delle Aree marine particolarmente sensibili (AMPS). «Vi sono evidenti e palesi motivazioni di carattere normativo, procedimentale e di opportunità – conclude il Presidente Bonanno – che consigliano una bocciatura di questa iniziativa e che non possono essere ignorate. Spesso, d’altronde, per iniziative ben più ridotte e foriere di minori rischi ambientali, vengono respinti progetti e interventi sul territorio. A garanzia della credibilità delle istituzioni e delle norme di tutela ambientale l’Arcipelago non può essere considerato un sito idoneo allo stoccaggio di tali materiali. L’Ente Parco sarà perciò al fianco della comunità maddalenina e di qualsiasi mobilitazione per impedire che venga portata a termine questa operazione».

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena festeggia i suoi primi vent’anni

Budelli e la tutela delle Bocche di Bonifacio, ancora oggi ai primi posti nell’agenda dell’Ente Parco, i temi chiave che portarono all’istituzione dell’area protetta nel 1994

L’Ente Parco celebra quest’anno nella giornata del 10 gennaio il ventennale dell’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, prima area protetta in Sardegna istituita ai sensi della Legge quadro sulle aree protette: il 10 gennaio 1994 fu infatti pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana la legge n. 10 dello stesso anno, approvata dal Parlamento sei giorni prima.

È una storia complessa e strettamente collegata a temi di carattere ambientale e paesaggistico quella del Parco, la cui legge istitutiva vide la luce dopo quasi un quinquennio in cui spesso le isole dell’Arcipelago, proprio come in questi giorni, furono portate alla ribalta delle cronache italiane per due ordini di motivi che sono ancora oggi assolutamente attuali: la nascita del Parco s’intreccia da un lato con la questione del Parco marino internazionale delle Bocche di Bonifacio, a sua volta tirata in ballo nell’agenda politica da due disastri ecologici accaduti in Europa a breve distanza tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993, e dall’altro con le vicende dell’isola Budelli, che nel 1992, dopo essere stata oggetto di tentativi di speculazioni immobiliari, finì per essere individuata come riserva naturale dal Ministro dell’ambiente Carlo Ripa di Meana, primo passo verso un provvedimento organico per l’intero Arcipelago di La Maddalena.

La Legge istitutiva, sottoscritta dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Carlo Azeglio Ciampi, aprì un percorso che ha visto crescere negli anni la consapevolezza dei valori e delle specificità ambientali presenti nell’Arcipelago con il raggiungimento di importanti obbiettivi: tra tutti l’istituzione, il 7 Dicembre 2012 del GECT-PMIBB, uno strumento comunitario di fondamentale importanza per la cooperazione nello spazio transfrontaliero delle Bocche di Bonifacio e così chiamato in onore proprio della protezione di quello stretto di mare che unisce Corsica e Sardegna che fu, nelle ragioni dei primi animatori dell’iniziativa parlamentare, uno dei capisaldi sui quali lavorare nel futuro.

Dopo la sua individuazione con legge dello Stato, al Parco furono necessari altri due anni prima che fosse definita la sua architettura amministrativa: con il Decreto del Presidente della Repubblica del 17 Maggio 1996 furono infatti definite competenze e responsabilità dell’ente gestore dell’area protetta e la sua prima zonizzazione. Ad alternarsi nel corso degli anni alla guida del Parco furono il docente dell’Università di Sassari Ignazio Camarda prima, l’avvocato nuorese Gianfranco Cualbu poi e, a partire dal dicembre 2006, il giovane maddalenino Giuseppe Bonanno, tuttora in carica con il secondo mandato da Presidente ricevuto il 22 ottobre 2012.

«Il 2014 sarà un anno importante per il Parco. Le celebrazioni per questo anniversario saranno un’occasione per fare il punto rispetto agli obbiettivi iniziali dei padri fondatori, quelli raggiunti e quelli che ancora devono essere perseguiti – spiega Bonanno. – Nel corso di questi anni si sono alternati momenti difficili, legati soprattutto alla crisi che ha comportato riduzioni di costi e di personale per tutte le pubbliche amministrazioni, ma indiscutibilmente il Parco è riuscito, anche in termini di visibilità a livello nazionale e al di fuori dei confini italiani, a rappresentare una risorsa per l’Arcipelago e per la tutela del nostro territorio, per la quale vale sempre la pena spendersi. Sono stati recuperati al patrimonio pubblico i beni demaniali affidati al Ministero dell’ambiente e recuperati per il tramite del Parco. Promossi scambi, percorsi culturali che hanno coinvolto numerosi studiosi, studenti e comuni cittadini e che saranno concretizzati in termini ancor più puntuali aprendoci alla collaborazione con le associazioni di categoria ma soprattutto con i territorio circostanti».

Budelli: depositati gli atti per l’esercizio del diritto di prelazione

Giuseppe Bonanno, Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, ha depositato presso il Tribunale civile di Tempio Pausania gli atti necessari per l’esercizio del diritto di prelazione sull’isola di Budelli.

Gli adempimenti legali portati a termine in questi giorni, relativi al procedimento di asta fallimentare che aveva coinvolto i precedenti proprietari dell’isola, sono stati adottati in ottemperanza alle disposizioni dell’art. 15 della Legge quadro sulle aree protette e alle previsioni dell’art. 1, comma 115, della Legge di stabilità 2014, con cui il parlamento ha manifestato la sua indiscussa volontà di rendere patrimonio dello Stato il simbolo del Parco nazionale e la cui approvazione è giunta a conclusione di una lunga mobilitazione: dalla fine dello scorso mese di ottobre, centomila cittadini e molte personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’ambiente avevano infatti aderito con entusiasmo alla campagna di raccolta firme promossa, attraverso la piattaforma di petizioni Change.org, dall’ex Ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde.

L’introduzione di un’apposita previsione nella Legge di stabilità 2014 a favore dell’acquisizione da parte dello Stato dell’isola di Budelli è stata possibile grazie alla mobilitazione trasversale di tutte le forze politiche della Commissione bilancio del Senato – ed in particolare all’iniziativa dei senatori di Sinistra ecologia e libertà, che per primi avevano presentato l’emendamento necessario per ottenere dal Governo le risorse finanziarie necessarie a coprire le spese per l’esercizio del diritto di prelazione – e all’orientamento espresso in via definitiva della Commissione bilancio della Camera. L’Ente Parco ringrazia tutte le personalità del mondo dello spettacolo e della cultura che si sono adoperate per supportare la campagna di sensibilizzazione e tutte le associazioni ambientaliste che, con grande determinazione, hanno lavorato in questi mesi.

Budelli: un risultato storico chiude il 2013 dell’Ente Parco

Si chiude con un risultato storico il 2013 del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena presieduto da Giuseppe Bonanno e diretto da Ciro Pignatelli. L’obiettivo raggiunto, strappato con tenacia e con un lungo lavoro di mediazione intensificatosi in particolare negli ultimi mesi dell’anno è stato la possibilità di ottenere le risorse finanziarie da parte del Governo per acquisire al patrimonio pubblico l’Isola di Budelli esercitando il diritto di prelazione a chiusura dell’asta fallimentare che lo scorso ottobre ha visto il neozelandese Michael Harte diventare proprietario dell’isola. In questi giorni gli ultimi passaggi amministrativi di una procedura che vedrà l’isola simbolo del Mediterraneo diventare un patrimonio collettivo a vantaggio dell’intera comunità maddalenina e dei suoi ospiti. Un doveroso ringraziamento va ai centomila firmatari della petizione promossa da Change.org e all’ex Ministro Alfonso Pecoraro Scanio che ha animato l’iniziativa e a Sinistra ecologia e libertà che ha presentato l’emendamento chiave insieme tutte le forze politiche che, in maniera pressoché trasversale hanno sostenuto l’iniziativa. 

Un anno di intense attività dal punto di vista scientifico, culturale e nell’ambito della tutela ambientale che ha visto impegnato l’Ente Parco nel tentativo di diversificare i settori d’intervento provando a dare risposte in linea con le finalità istitutive  anche rispetto alle drammatiche esigenze occupazionali che attraversano l’intero paese e che colpiscono duramente La Maddalena. Fondamentali, nell’ambito delle attività dell’Ente deve essere considerato anche in prospettiva di medio periodo l’allestimento e l’inaugurazione del “GaribaldiLab” – laboratorio degli oli essenziali, il completamento dei lavori all’interno del CEA – Centro di educazione ambientale del Parco a Stagnali sull’isola di Caprera e in chiave di diversificazione e destagionalizzazione dell’offerta turistica: l’organizzazione della “Settimana del Parco” e le giornate di “Operazione Thalassa” che hanno fatto da sfondo alle attività di carattere più prettamente scientifico promosse sul campo con i monitoraggi a terra e mare e le campagne per l’eradicazione degli ibridi di cinghialexmaiale sulle isole di Caprera e di La Maddalena.

Affiancata all’attività amministrativa ordinaria dell’Ente guidato a partire dal mese di Maggio dal Direttore Ciro Pignatelli le iniziative realizzate nell’ambito della progettazione europea. Fiore all’occhiello delle attività del Parco l’oramai istituito GECT- PMIBB Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio che si appresta a nominare il comitato scientifico altamente qualificato, a questo si affiancano i progetti NOSTRA Network Of STRAits (per la valorizzazione degli stretti marini presenti all’interno dell’UE), il progetto MEDUSE rivolto alla valorizzazione della conoscenza delle aree marine protette attraverso la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica e a quello SHARKLIFE per la tutela dei pesci cartilaginei presenti nel Mediterraneo.

Nel corso del 2014 l’Ente Parco dovrà perseguire 4 macro-obiettivi che sono fondamentali per la realizzazione compiuta e il consolidamento dei risultati ottenuti negli anni precedenti. I 4 obiettivi riguardano la valorizzazione delle risorse umane presenti all’interno dell’Ente, il consolidamento delle strutture fisiche del Parco, l’approfondimento della conoscenza del territorio attraverso la ricerca scientifica e il processo di internazionalizzazione del Parco. Per le assunzioni annualità 2013 sono stati utilizzati fondi per due milioni di euro tra contratti a tempo indeterminato, determinato e collaborazioni su fondi a valere da trasferimenti dello stato ma sopratutto fondi derivanti da progetti comunicari, regionali e fondi straordinari su progetti nazionali. Anche per l’annualità 2014 verrà riconfermato l’impegno di 2 milione di euro per  il personale. L’anno 2013 ha visto il varo del Piano di razionalizzazione dei beni immobili e degli spazi demaniali in uso governativo al Ministero dell’Ambiente, strumento di gestione e ottimizzazione delle risorse che si è rilevato avere un impatto positivo nella razionalizzazione non solo degli spazi ma, soprattutto, delle attività dell’Ente.

Per l’anno 2014 sarà necessario implementare le attività del laboratorio “Garibaldi-Lab” con lo studio relativo all’allevamento e valorizzazione ai fini cosmetici e scientifici delle spugne mediterranee. Ai fini di implementazione e ottimizzazione degli spazi del CEA si prevede, per il prossimo anno la riorganizzazione del capannone dedicato al “laboratorio della conoscenza” con allestimento dell’area dedicata al  primo intervento sulla fauna in difficoltà e allocazione, nello stesso spazio, delle attività relative al monitoraggio ambientale. A questo proposito l’Ente Parco procederà a spostare le attività del Centro di ricerca delfini all’interno di questo nuovo spazio dedicato alla ricerca e al monitoraggio che sarà denominato Centro operativo per il Piano di Utilizzo e Monitoraggio Ambientale. L’Ente Parco proprio in queste settimane sta avviando una convenzione con l’A.I.A.B – Associazione italiana agricoltura biologica per la realizzazione, organizzazione e gestione di un “Centro esperienziale” presso il CEA.

Il  Cea – Centro di educazione ambientale del Parco sull’isola di Caprera è lo spazio fisico intono al quale si intende proseguire a caratterizzare l’attività di promozione e di educazione ambientale del Parco. Con i suoi quasi 4000 mila visitatori, concentrati in particolare durante la stagione estiva, i Musei del Parco: “Museo Geomineralogico” e “Museo del mare e delle tradizioni marinaresche” rappresentano una risorsa qualificante per il Parco e per l’offerta turistica del territorio. Particolarmente significativa è stata la stagione di animazione durante i mesi di Agosto e Settembre collegata alla manifestazione “Discover Park”: un totale di 450 ospiti hanno scelto di scoprire l’Arcipelago  attraverso i suoi percorsi naturalistici, storici, culturali e gastronomici: una sfida in crescendo che ha qualificato l’offerta turistica del territorio. Il tentativo da parte dell’Ente di provare a raccordare armonizzandole in un’unica proposta diverse risorse presenti in particolare sull’isola di Caprera: “Sentieri del gusto”, “Compendio Garibaldino”, “Memoriale Garibaldi” è risultato positivo e significativo per le prospettive future e che si ripeterà anche per la prossima stagione.

Importanti i numeri relativi alle presenze di imbarcazioni a mare autorizzate durante il 2013. Nel corso dell’anno sono stati rilasciati dall’Ente Parco 12.563 autorizzazioni, di cui 8385 i permessi elaborati direttamente dagli uffici dell’Ente, 7484 rilasciati dagli agenti di riscossione via mare – 892 all’Ufficio relazioni con il pubblico, 256 via web e 1617 tramite le strutture convenzionate. Chiaramente le presenze sono concentrate dal 1 maggio al 31 Ottobre sul totale complessivo di 12.563 autorizzazioni ben 12.501 sono relative a questi mesi; 7.766 autorizzazioni sono state emesse per imbarcazioni a motore e 4735 invece per imbarcazioni a vela.

Per l’anno 2014 si deve procedere con maggior impegno e determinazione alla verifica, controllo e monitoraggio degli impatti ambientali attraverso un’implementazione e maggior strutturazione del Piano di Utilizzo e Monitoraggio Ambientale. Piano di Utilizzo e Monitoraggio Ambientale (PUMA), avviato nel 2013 e redatto congiuntamente dall’ufficio ambiente e dall’ufficio tecnico, obiettivo dell’anno 2014 è quello di uscire dalla fase di sperimentazione per entrare in una fase di codificazione puntuale tale da renderlo strumento di gestione e supporto sistematico alle decisioni assunte dall’Ente.

Qualificante dal punto di vista della ricerca scientifica è stato il lavoro realizzato nell’ambito del POR FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, progetto cofinanziato dall’Unione Europea – La Sardegna cresce con l’Europa, “Monitoraggio dello stato di conservazione degli habitat e delle specie delle Direttive habitat e uccelli” realizzato nelle aree SIC e ZPS ricadenti all’interno del perimetro del Parco con una verifica dello stato della prateria di Posidonia oceanica, dello stato delle colonie di uccelli marini nidificanti: Marangone dal ciuffo, Berta maggiore, Berta minore, Gabbiano corso e i dati relativi al censimento di Silene velutina realizzati dal personale dell’Ufficio ambiente dell’Ente Parco. Il progetto oltre che i monitoraggio sul campo, ha visto la realizzazione della cartografia aggiornata degli habitat e delle specie animali e vegetali oltre che l’aggiornamento del sistema informativo SIRA, Sistema Informativo Ambientale Regionale nato con l’obiettivo di diffondere l’informazione ambientale sia nei diversi livelli della Pubblica Amministrazione sia per diverse categorie di soggetti privati con la creazione di un’unica gestione della banca dati di informazioni ambientali.

Budelli, ecco perché l’isola dovrebbe diventare pubblica

Nei giorni scorsi è stata diffusa da alcuni organi di informazione una lettera, firmata da Mauro Morandi, custode della proprietà privata dell’isola di Budelli, e da alcuni “anonimi” amici maddalenini, che necessita di una replica rispetto a numerosi aspetti sollevati, con particolare riferimento alle competenze dell’Ente Parco, per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio in merito. È bene precisare che alcune delle immagini che sono state fornite a corredo della lettera stessa, non sono state scattate nella Spiaggia Rosa – nella quale è in vigore un’ordinanza dell’Ente Parco che impedisce a chiunque l’accesso alla spiaggia e allo specchio acqueo antistante – ma in altre zone dell’isola di Budelli o addirittura in altri punti dell’Arcipelago. Quelle fotografie confermano semplicemente l’efficacia delle politiche di tutela dell’Ente Parco giacché rappresentano tender spiaggiati nei corridoi di atterraggio attrezzati dal Parco stesso per inibire totalmente l’accesso delle imbarcazioni nello specchio acqueo di fronte all’unico arenile balneabile dell’isola (Spiaggia del Cavalieri), grazie alla perimetrazione con cavi tarozzati che indirizza il flusso dei mezzi nel corridoio di atterraggio, sempre raffigurato negli scatti; per altro verso, grazie ai cospicui investimenti in campi ormeggio e all’utilizzo sempre crescente di metodi ecocompatibili per il posizionamento degli stessi, l’Ente Parco impedisce l’ancoraggio selvaggio in aree tradizionalmente utilizzate per la sosta. In altri scatti vengono mostrati alcuni dei fari presenti nell’Arcipelago di La Maddalena, omettendo di ricordare che tali beni sono passati al demanio regionale nel 2011, dopo una battaglia che il Presidente dell’Ente Parco ha condotto in prima persona per fare chiarezza su fatti avvenuti ben prima del suo insediamento nel 2007. Tutte le immagini – diffuse in modo strumentale – orientano il lettore verso un’interpretazione della scarsa efficacia del controllo da parte del pubblico. Interpretazione parziale, visto che, è bene ricordarlo, i parchi nazionali non “storici” non possono dotarsi di un proprio corpo di vigilanza, e perciò il controllo è demandato alle forse dell’ordine, che subiscono, c’è da dire, anche loro da anni la contrazione dei fondi destinati alle spese di carburante costringendole a “razionare” gli interventi. Altre immagini mostrano alcuni rifiuti “spiaggiati” in alcune cale dell’Arcipelago, che conta centoottanta chilometri di coste e per la cui rimozione, non è l’ente gestore dell’area protetta a dover intervenire (salvo situazioni di grave degrado ambientale) bensì gli enti territoriali competenti. In replica a Morandi questo aspetto merita un approfondimento specifico. In molte occasioni l’Ente Parco si è adoperato direttamente per rimuovere rifiuti su richiesta dello stesso Morandi, sebbene il materiale ritirato si riferisse spesso presumibilmente a rifiuti prodotti da lui stesso. Anche per questo, Il 27 agosto del 2013, a seguito di nuove segnalazioni ricevute dal personale del Parco e di una più attenta riflessione, è stata inoltrata dal Presidente dell’Ente Parco una richiesta di chiarimenti a varie istituzioni competenti, tra cui Comune di La Maddalena, Vigili urbani, Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri nella quale, tra le altre cose, viene puntualizzato quanto segue: “In questo momento in cui l’opinione pubblica chiede il massimo impegno da parte dell’amministrazione pubblica di tutelare un bene che viene percepito come collettivo, seppure in mano a privati, è necessario sgombrare il campo da equivoci e riflettere sui fatti, attinenti alla struttura presente sull’isola e adiacente alla Spiaggia Rosa. Il nodo del ragionamento non può essere, perciò, che ricondotto alla “casa” situata alle spalle della famosa spiaggia per la quale, oggi più che mai, è necessario ai fini di una completa e puntuale analisi degli obblighi di qualsiasi acquirente, responsabilità pregresse e future della vecchia e nuova proprietà, sapere se la stessa abbia o meno l’agibilità come civile abitazione. Se la suddetta casa abbia un sistema di trattamento delle acque nere, e in caso affermativo, quali siano le procedure adottate per gestire le eventuali “fosse ecologiche”. Sui suddetti punti il Parco non è in possesso di alcuna richiesta di autorizzazione o di nulla osta. E’ necessario inoltre capire come siano gestiti i rifiuti prodotti da chi occupa la suddetta struttura. Inoltre sarebbe opportuno sapere se esista, allo stato attuale, un titolo che permetta al “custode” di continuare ad occupare la sopraccitata struttura e, ancor più importante, a quale titolo lo stesso possa ospitare persone, come si evince da numerose segnalazioni. Tutte le informazioni richieste, seppur apparentemente possano sembrare di non diretta competenza del Parco, hanno, viceversa, riflessi sulla tutela del bene ambientale circostante, poiché una non corretta gestione dei cicli di consumo/produzione rifiuti (siano essi riconducibili a reflui o a RSU) può avere impatti anche importanti sull’ecosistema. Non va, infine, sottaciuto che la presenza non controllata di persone in “visita”, per altro mai oggetto di comunicazione, può generare quei fenomeni depauperativi che l’Ente vuole invece impedire. Dopo l’invio di tale comunicazione non è seguito alcun riscontro formale ed è stato pertanto inviato un sollecito ai soggetti coinvolti; il Presidente dell’Ente Parco è dunque fiducioso sul fatto che i soggetti competenti effettueranno tutti i controlli del caso e forniranno le risposte richieste, che rappresentano, soprattutto in un momento in cui viene valutata, da parte dello Stato, l’eventualità dell’acquisizione della proprietà privata, un elemento di una certa rilevanza. Varrebbe infine la pena ricordare a tutti i soggetti che si esprimono in modo contrario all’acquisizione da parte dello Stato della proprietà privata che chiarissima è invece la posizione assunta sin da subito dall’Ente Parco rispetto alla possibilità dell’esercizio del diritto di prelazione: già a partire dall’incontro dello scorso 21 ottobre con Michael Harte il Presidente del Parco Giuseppe Bonanno aveva chiaramente manifestato la sua volontà di inserirsi nel procedimento di asta fallimentare sull’isola di Budelli esercitando un diritto legittimo che la legge attribuisce agli enti gestori di parchi nazionali. « A questa linearità di posizioni fa da contraltare quella che ci è parsa una scorrettezza gratuita da parte soggetti terzi con i quali avremmo gradito un confronto franco. Parlare di Budelli può essere l’occasione per innalzare il livello della discussione sulla tutela ambientale mentre le posizioni, incomprensibili, di chi sostiene che l’esercizio di prelazione non sia necessario, non fanno un regalo alle aree protette. Per me è stata una piacevole sorpresa, all’indomani dell’acquisto dell’isola di Budelli verificare, attraverso la campagna di sensibilizzazione promossa dall’ex Ministro dell’Ambiente, l’On. Alfonso Pecoraro Scanio, che una crescente e trasversale mobilitazione della società civile che ha accomunato oltre 93.000 persone, esprimeva una volontà chiara nel chiedere al Parco di esercitasse il diritto di prelazione. In seguito, grazie a un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato della Repubblica nell’ambito della legge di stabilità per l’anno 2014, promosso dai Senatori SEL Loredana De Petris e Luciano Uras, poi approvato trasversalmente da tutti i gruppi politici– e attualmente in discussione alla Camera dei deputati – ha invece previsto che lo Stato metta a disposizione le somme necessarie per l’acquisto, superando di fatto limpossibiltà di poter agire a causa dell’assenza delle dovute risorse» «Se tale volontà sarà confermata – conclude Bonanno – l’Ente Parco potrà, in sintonia alla volontà del legislatore e dell’opinione pubblica, adempiere a quella che è a tutti gli effetti un’opportunità unica nella sua storia e, oserei dire un obbligo, garantendo comunque di collaborare in futuro con tutti i soggetti, anche privati, che riterranno opportuno voler apportare un contributo.»

Nomina dei rappresentanti nel Parco nell’assemblea dei membri del GECT-PMIBB: un passo necessario per partire al più presto

Bonanno: «Le nomine dell’Assemblea dei membri sono essenziali per poter procedere in tempi rapidi all’insediamento; nel Comitato scientifico siederanno invece esperti con competenze specifiche»

In merito alle polemiche suscitate dall’atto di nomina dei tre rappresentanti delegati dal Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena in seno all’Assemblea di gestione del GECT–PMIBB, occorre chiarire che le tre figure individuate (Agostino Bifulco, Pietro Dettori e Tommy Gallo) rappresentano per competenza, esperienza, conoscenza del territorio e delle tematiche trattate, nonché per la fiducia nei rapporti con l’Ente Parco e il suo Presidente, tre delegati perfettamente titolati a svolgere un ruolo per il quale non percepiranno alcun compenso.

Il GECT-PMIBB, un soggetto di diritto privato, costituito da enti pubblici (l’Ente Parco e l’Office de l’environnement de la Corse) – vale la pena ricordarlo nuovamente – è l’organismo col quale l’Ente Parco sta dando vita al primo nucleo permanente di cooperazione con la Corsica, con una prospettiva futura ambiziosa che si ispira all’idea di Parco Marino Internazionale Bocche di Bonifacio, per anni rimasta solo sulla carta.

L’atto di disposizione urgente adottato nei giorni scorsi dal Presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Bonanno, è un atto dovuto che fa seguito alla necessità, avanzata dai colleghi corsi della Riserva naturale delle Bocche di Bonifacio, di chiudere le procedure di composizione dell’assemblea dei membri; le nomine dovranno comunque essere ratificate una volta insediato il nuovo Consiglio direttivo dell’Ente Parco.

«Sorprende come l’amministrazione comunale di La Maddalena e in particolare il Sindaco Angelo Comiti – commenta il Presidente Giuseppe Bonanno – s’interessino alle vicende del GECT–PMIBB solo ed esclusivamente quando si tratta di definire le nomine all’interno degli organismi direttivi. L’indicazione di questi tre nomi, che presteranno gratuitamente la loro opera, è un atto di riconoscenza per il lavoro che insieme abbiamo instancabilmente portato avanti nel corso di questi anni all’interno del Consiglio direttivo per raggiungere l’obiettivo della costituzione del GECT. Mi sembra infine doveroso ricordare a chi, senza evidentemente conoscere bene il tema trattato, pone obiezioni sulle competenze specifiche dei tre delegati, che il GECT–PMIBB è dotato di uno specifico “Comitato scientifico” che dev’essere ancora nominato e nulla ha a che vedere con l’assemblea di gestione.

Le tre persone scelte, che insieme con me rappresenteranno l’Ente Parco nell’Assemblea dei membri, hanno fatto parte del Consiglio direttivo dell’Ente Parco durante la fase di costituzione del GECT–PMIBB seguendone con attenzione e scrupolo il percorso istitutivo.»

Budelli patrimonio di tutti

«Ammiro il coraggio di coloro che, sbagliando, si scagliano sulla possibilità che l’isola di Budelli divenga patrimonio di tutti, etichettandola come uno spreco di denaro pubblico e non preoccupandosi di vedere quali veri sprechi si siano perpetuati a La Maddalena fino ad oggi, a partire dal mancato G8, che ha solo lasciato ad arrugginirsi un’immensa cattedrale nel deserto. Sbaglia dunque chi guarda alla pagliuzza nell’occhio del Parco – l’approvazione dell’emendamento “salva Budelli” è frutto della collaborazione tra istituzioni e associazioni del mondo non profit, nonché della ricerca di soluzioni condivise, e lo conferma la trasversalità del consenso nella Commissione bilancio del Senato – e non si preoccupa della trave nell’occhio (forse sarebbe meglio dire del “cuore”) di un territorio che da anni sta vivendo una grave crisi economica nella quale il Parco c’entra davvero poco: sbaglia perché l’operazione che come Presidente dell’Ente Parco sto cercando di portare “a casa” tende alla ricomposizione di un quadro di illogicità che, grazie alla legge, potrebbe essere superato. Dico questo perché il Parco, e perciò lo Stato, è impegnato da anni con spese per vigilanza e controllo, spese che aumentano ogni anno anche in relazione alle problematiche relative al controllo delle fitopatie e che richiederebbero fondi maggiori rispetto alle disponibilità attuali. In questo Paese non si capisce come e perché le spese debbano essere “socializzate”, mentre i profitti possano, e anzi debbano, essere “privatizzati”, come accaduto per diverse aziende pubbliche anche nel recente passato. L’operazione con la quale l’Ente Parco sta tentando di rendere Budelli patrimonio pubblico potrà invece dare risposte alle esigenze di recupero fondi e, attraverso visite guidate, dare anche occasioni lavorative fin da subito. Chi, come ad esempio il Sindaco di La Maddalena, non riesce a guardare alle possibilità che scaturiscono da una simile operazione, compie un errore nell’indirizzare correttamente le accuse sull’eventuale “sperpero” dei fondi pubblici. Se, al di là delle centinaia di milioni di euro spesi inutilmente in occasione del G8 per realizzare alcune strutture, tuttora abbandonate, si guardano ad altri casi concreti sull’isola di La Maddalena, dovremmo infatti necessariamente raccontare dell’ “Opera Pia”, un progetto faraonico non già per l’oggetto che si sta andando a costruire ma per i tempi e i costi dell’operazione. Si parla, in effetti, di più di 5 milioni – fino ad oggi – per lavori che durano ormai da otto anni, per essere di fatto ancora lontano dalla conclusione. Risultato finale? Un teatro lirico a La Maddalena! Non si è invece certo pensato a creare spazi per i giovani, come sale di registrazione per le quali c’è grande richiesta, aree di aggregazione sociale, spazi multimediali oltre che una sala cinematografica. Insomma, un buco nell’acqua che costa caro a questa collettività e che, ancora per molto tempo, graverà sul groppone dell’amministrazione comunale. Varrebbe poi la pena, in questa occasione, tornare nuovamente sul tema dei fondi dirottati dalla Regione Sardegna, a suo tempo, per partecipare al flop delle costruzioni del G8: finirono in quella voragine, se non erro, soldi per l’edilizia popolare e anche somme – di questo sono sicuro – inizialmente destinate al Parco nazionale per le bonifiche dei fondali dai corpi morti e per la realizzazione di nuovi campi boe, per l’ammontare di 1 milione e 300 mila euro. Per non parlare, come già detto, dello scandaloso gonfiarsi delle spese per la realizzazione delle opere del G8, stimate in oltre 360 milioni di euro, e che oggi non hanno prodotto alcun posto di lavoro! L’isola di Budelli, che rappresenta invece meno dell’1% di quella spesa, e quasi la metà di quello che è stato speso fino ad ora per l’Opera Pia, saprà fruttare molto di più per le popolazioni locali di questi faraonici interventi. Capisco che, poiché gli appuntamenti elettorali stanno pericolosamente avvicinandosi, bisogna cavalcare stancamente il motto “no agli sprechi”, ma chi lo fa dovrebbe essere coerente e onesto sia nella valutazione di ciò che fa in prima persona, sia nella valutazione delle motivazioni e delle opportunità reali rispetto a quello che spinge il Parco a lottare per questa battaglia di civiltà, di principio e di opportunità. Trovo curioso in effetti anche il fatto che si inizino a registrare le prime posizioni apertamente contrarie sulla opportunità che Budelli divenga patrimonio dello Stato solo dopo una mobilitazione così massiccia che ha coinvolto 85 mila persone, grandissima parte dell’opinione pubblica, giornalisti, personalità del mondo dello spettacolo, ma anche e soprattutto persone comuni, frequentatori abituali del Parco, semplici turisti e solo dopo che si è giunti ad un risultato così importante come l’approvazione all’unanimità di un emendamento alla legge di stabilità. Francamente pensavo che, almeno in questa occasione, avrei potuto avere il Comune al fianco dell’Ente Parco, anche perché forse sarebbe stato possibile discutere insieme serenamente per individuare soluzioni comuni per Budelli, come da sempre vado sostenendo, più in generale, per il bene dell’Arcipelago, ma evidentemente per l’ennesima volta mi sono sbagliato, visto che anche in questa occasione registro un anacronistico dissenso e, come sono spesso abituato a riscontrare, un atteggiamento confuso che vuole solo generare ulteriore confusione per distogliere l’attenzione dai reali problemi del territorio».