Piano per il Parco: adottata la proposta, al via l’iter per la sua approvazione

La complessa procedura prevista dalla Legge quadro sulle aree protette, che si avvia con l’adozione della proposta di piano, prevede un ampio coinvolgimento degli enti locali, in particolare Regione e Comune oltre che dei comuni cittadini e delle associazioni. Il Piano per il Parco disciplina l’organizzazione generale dell’area protetta, individuando aree a maggiore e minore tutela sulla base delle esigenze di protezione dei valori naturali espressi dal territorio, definendo destinazioni di uso e dando indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sulla tutela dell’ambiente in generale.

È stata approvata, con Deliberazione del Presidente dell’Ente Parco Giuseppe Bonanno, la proposta di Piano per il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena; a partire da questo momento, ai sensi dell’art. 12 della Legge 394, prende il via la seconda fase per il più importante documento di programmazione per la tutela dei valori naturali e ambientali del territorio compresi all’interno della perimetrazione dell’area protetta.

La proposta di Piano per il Parco dovrà essere adottata dalla Regione Sardegna entro novanta giorni dal suo inoltro dal parte dell’Ente Parco, mentre successivamente sarà depositato per altri quaranta giorni presso le sedi del Comune di La Maddalena e della Regione, affinché chiunque possa prenderne visione ed estrarne copia e potrà presentare osservazioni scritte, sulle quali l’Ente Parco dovrà esprimere il proprio parere entro trenta giorni. Infine la Regione si pronuncerà sulle osservazioni presentate, e d’intesa con l’Ente Parco – oltre che col Comune di La Maddalena per le aree urbanizzate e di promozione economica e sociale – emanerà il provvedimento d’approvazione.

Se l’iter avviato dall’Ente Parco si prefigura come assai laborioso, il risultato raggiunto, grazie ad un lungo lavoro d’indagine e approfondimento scientifico relativo alle esigenze di salvaguardia delle specificità ambientali presenti nell’Arcipelago, può invece definirsi storico.

Il Piano per il Parco suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione, oltre che l’individuazione di riserve integrali, riserve generali orientate, e aree di protezione, zone “cuscinetto” in alcune delle quali, in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri generali di tutela ambientale, possono essere promosse attività agricole, individua anche aree di promozione economica e sociale, ossia le aree più intensamente antropizzate del Parco e quelle interessate da previsioni di interventi per lo sviluppo sociale ed economico.

Caso unico in Italia, il Parco Nazionale della Maddalena ha scelto di redigere Piano e Regolamento come strumenti unitari nelle loro componenti terrestre e marine, proponendo una soluzione innovativa per il Piano e una meditata, ma inedita ripartizione del Regolamento, articolato in: Disciplina generale e comune (alle estensioni terrestre e marina); Disciplina per l’estensione a terra; Disciplina per l’estensione a mare.

«Ci siamo riusciti – commenta con orgoglio il Presidente Giuseppe Bonanno. – C’è voluto tempo ma ci siamo riusciti! Il Piano per il Parco, seppure sia uno strumento che a livello normativo può certamente essere migliorato e aggiornato anche sulla base di un approccio più sensibile alle dinamiche degli habitat naturali, rappresenta in ogni caso il documento principe di programmazione e gestione per qualsiasi area protetta. Abbiamo introdotto un sistema articolato di strumenti attuativi che si basano sul principio della gestione adattativa, ossia strumenti che grazie all’osservazione attenta dell’ambiente potranno essere adottati provvedimenti conseguenti senza dover, magari come capitato in passato, dover adottare provvedimenti impattanti quali la chiusura di aree sensibili. La parola adesso passa agli altri Enti locali competenti, e nei prossimi mesi anche ai cittadini potranno attivamente produrre proprie osservazioni. Celebriamo il ventennale dell’istituzione del Parco Nazionale, restituendo il senso profondo della sua esistenza con una programmazione della gestione del territorio che abbia come riferimento vincolante la tutela dei valori ambientali e delle specificità locali espresse dall’Arcipelago».

Il Piano: alcune informazioni

I) L’agricoltura e la pastorizia sono alla base del popolamento corso dell’Arcipelago di cui si ha notizia ben prima dello sviluppo dei presidi militari seguiti allo sbarco della marina sabauda alla fine del ‘700. L’agricoltura ha avuto sviluppo nel corso del ‘800, ed è parte dell’illuminato progetto di sviluppo per l’Arcipelago ideato e sperimentato in parte, da Giuseppe Garibaldi.  Una calibrata reintroduzione di forme di agricoltura in aree specificamente vocate e valutate come idonee deve essere considerata come componente delle strategie complessiva di valorizzazione territoriale e sviluppo dell’Arcipelago: una strategia che reintroduce forme di produzione con valore esemplificativo, insieme didattico e produttivo, che opera per offrire ai fruitori dell’area Parco scorci di passato proiettati verso il futuro. L’affinamento delle tecniche produttive e la realizzazione di colture mirate e sapientemente scelte, sia per tipologia, sia per sistemi di conduzione orientati all’agricoltura biologica, sapranno reinterpretare in maniera innovativa il passato dell’Arcipelago e offrire occasioni di vera destagionalizzazione.  La realizzazione di patti territoriali con produttori esterni all’area del Parco Nazionale, finalizzati alle produzioni di qualità, potranno realizzare una rete di attività che, diversamente da ciò̀ che accade solitamente, siano in grado di influenzare in maniera positiva l’area limitrofa al Parco favorendo la creazione di un sistema territoriale.

II) Per ovviare al carattere “statico” della pianificazione, tipica del modello di gestione classico dei parchi nazionali, costruito sulla zonizzazione, il Piano del Parco di La Maddalena, attraverso il monitoraggio ambientale, e nello specifico grazie al Piano di Utilizzo e Monitoraggio Ambientale (PUMA), individuerà ambiti territoriali di azione specifici, denominati Punti di Osservazione Ecologici (POE), nei quali calibrare interventi e adottare provvedimenti al fine di “assecondare” le esigenze dell’ambiente; l’istituzione dei POE, sia a terra che a mare, avrà l’obiettivo di monitorare situazione puntuali e di particolare valore ecologico e ambientale quali, ad esempio, l’insorgenza di fenomeni degenerativi a carico della flora (fitopatie), lo sviluppo di situazioni di alto valore ecologico (nuove colonie e/o propagazione di particolari specie endemiche della flora dell’Arcipelago), etc.  Nei POE, istituiti con ordinanza e opportunamente indicati, ove possibile, con segnalamenti fisici, e comunque con pubblicazione digitale all’albo dell’Ente e sui suoi strumenti di comunicazione, potrà essere regolamentato l’accesso anche in modo più̀ restrittivo.

III) Un elemento innovativo del Piano per il Parco è costituito dall’adozione di un Piano di fruizione degli habitat costieri e degli specchi acquei; l’innovazione risponde alla caratteristica, peculiare del Piano del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, di essere un parco nazionale che comprende estensioni terrestri e marine, e alla necessità di una visione e strategia di gestione unitaria dei complessi costituiti dai lidi e dagli specchi acquei antistanti, ambienti tra i più̀ attrattivi del parco, e oggetto per questo di una pressione eccessiva che origina in parte da terra e in parte dal mare. Il Piano, che ha carattere attuativo, avrà il compito di elaborare schede di gestione delle porzioni di territorio che includono le parti terrestri e marine degli arenili di maggior interesse conservazionistico, paesaggistico e di maggior frequentazione turistica.

IV) Importanti novità anche all’interno del nuovo regolamento del Parco che, raccogliendo le esigenze di valorizzazione del nucleo urbano principale dell’Arcipelago anche in chiave di rilancio dell’economia turistica impone due distinti turni nel sistema di fruizione delle isole imponendo una sosta obbligatorio durante le ore di pranzo all’interno del centro abitato di La Maddalena. Sull’esempio offerto dalla regolamentazione proposta dai colleghi corsi, in particolare a Bonifacio, questa strategia di distribuzione e di fruizione del patrimonio ambientale dell’Arcipelago si inserisce anche in un ottica di rilancio economico degli operatori maddalenini.

V) Una ridefinizione della zonizzazione con l’introduzione di poche ma ben caratterizzate tipologie di area e l’introduzione di aree intermedie tra quelle a riserva integrale e quelle a riserva orientata: le zone A entry no take. Queste aree sono caratterizzate dalla peculiarità di garantire e promuovere la tutela ambientale e la ricerca scientifica ma anche la fruizione controllato attraverso l’organizzazione di percorsi con guide del Parco e/o altri soggetti autorizzati. Queste tipologia di aree sono individuate sia a terra che nell’estensione a mare del Parco.

VI) Apertura calibrata dell’area a sud del Parco (Isole di Mortorio e Soffi) al fine di offrire una fruizione compatibile con le esigenze di tutela ambientale e rideterminare la distribuzione e la pressione antropica esercitata sull’intera estensione a mare del Parco.

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