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Siamo uomini o caporali?

Vorrei fornire uno spunto per una riflessione sincera e per un appello al dialogo che dovrà essere indispensabilmente avviato se vogliamo essere noi i protagonisti della fase progettuale per il futuro della nostra isola, della nostra economia. Infatti in questo momento il ruolo della pubblica amministrazione è cruciale e determinante. Proprio sul ruolo della pubblica amministrazione vorrei contribuire alla proposizione di una definizione di base, perché non ci siano equivoci sul senso e sul ruolo che questa deve assumere nel quadro complesso in cui stiamo vivendo.

 

La pubblica amministrazione è una missione, uno scopo, uno strumento. Saper amministrare è un’arte, l’arte del saper sentire, ascoltare e concretizzare in azioni quelle che sono le esigenze del territorio e di chi in esso vive. Parlare con la gente spesso è un esercizio non solo utile ma indispensabile, sentirne le necessità, le speranze e le esigenze che pervengono dal territorio non solo fa sentire forte il ruolo che con onore chi amministra svolge, ma anche l’importanza e la delicatezza che da questa constatazione ne consegue.

 

Siamo uomini o caporali? Questa domanda apparentemente illogica ci mette in mora nei confronti di una grande realtà. Siamo noi ad amministrare la cosa pubblica come mandato e perciò siamo Uomini oppure sono la burocrazia, l’esercizio del prestigio e le esigenze di parte che ci fanno agire in nome e per conto della pubblica amministrazione rendendoci Caporali? Ed infine che cosa è il Parco, che cosa è il Comune? Ebbene per quanto riguarda il Parco penso che esso sia uno strumento al servizio dell’ambiente e perciò dell’uomo. Cosa può fare il Parco per il nostro territorio, per chi vi lavora e vive?

Deve essere questo genere di domande a guidare l’azione delle amministrazioni, per perseguire, a prescindere dai “colori politici”e dai ruoli ricoperti, un fine alto ed indispensabile per la collettività, per un territorio che è la più grande ricchezza che abbiamo ereditato e che dovremo consegnare a chi verrà dopo noi. Il rispetto delle relative sfere di influenza è sacrosanto quanto, e forse di più, il rispetto sacrale che dobbiamo avere della “cosa pubblica” perché c’è una domanda alla quale dovremo saper rispondere e questa ci verrà fatta dai nostri veri datori di lavoro, i cittadini, “che futuro avete in mente per noi?”. A questo dovremo saper rispondere ognuno per la propria responsabilità ma nel rispetto del mandato assegnatoci. Cosa dire allora se non che è necessario, se non indispensabile, pensare ed agire di conseguenza. In questo non posso che rivolgere fiduciosamente un richiamo ed un appello alla collaborazione e all’impegno da parte dell’amministrazione comunale, provinciale e regionale. Un appello a tutti quanti pensano sia indispensabile lavorare perché per questo Arcipelago ci sia una nuova rinascita. Articolo pubblicato su “Il PARCOInforma”